Siamo alla convenzionale fine dell’anno, che porta naturalmente a dare uno sguardo indietro e fare spazio per ciò che verrà. Ogni fine è un inizio, e i ritmi della natura ce lo ricordano: il ciclo va avanti, e noi cerchiamo di tirare le somme, rimettere in ordine i pensieri e provare a capire dove stiamo andando, prima ancora di decidere come arrivarci.
Il 2025 è stato un anno intenso, spesso vissuto in movimento. Abbiamo attraversato città, fiere, degustazioni: New York, Chicago, Parigi, Londra, Verona e molti altri luoghi ci hanno visto incontrare giornalisti, addetti al settore e appassionati con cui condividere quello che facciamo.
Oltre ai tanti feedback e riconoscimenti della stampa internazionale, di cui abbiamo già parlato, un risultato mi rende fiero nella sua specificità – Poggio Antico è stato inserito tra i 100 migliori vignaioli d’Italia nella guida del Corriere della Sera. In questa definizione ho sentito riconosciuto un pezzo importante della nostra identità. Siamo vignaioli – persone che si prendono cura della vigna, quindi, ancora prima del far vino. Parte tutto da lì!
Come sempre, indubbiamente, le cose che vediamo guardando indietro sono tante e variopinte – lo scenario, è inutile negarlo, è complesso. L’instabilità generale dei mercati incide sulla serenità necessaria per seguire gli obiettivi con continuità; allo stesso tempo, chi come noi lavora in agricoltura sa bene che esistono annate di magra e annate più felici, e che questa alternanza fa parte del percorso. Le annate di magra arrivano per molte ragioni: eventi climatici come grandine, gelo o eccesso di sole, fattori legati ai processi naturali, ma anche contrazioni del mercato. Sono situazioni che obbligano a fermarsi, a rivedere la propria posizione, a ripensare le strategie.
Il valore di questi momenti sta nel fatto che riportano con i piedi per terra. Riportano alla nostra natura agricola e contadina, e spingono a vivere e decidere con maggiore attenzione, con una visione che riguarda l’intero lavoro e non una sua singola parte.
È questo quello che abbiamo deciso di fare: guardare avanti e costruire con più profondità possibile…e qui entra in gioco Madre.
Quello che stiamo portando avanti con Madre è un progetto agricolo molto concreto: un vigneto piantato nel 2025, che verrà completato come impianto nel 2027, pensato fin dall’inizio per lavorare sul tempo e con il tempo. Le barbatelle messe a dimora oggi cominceranno a dare frutti idonei, forse, alla produzione di Brunello di Montalcino tra cinque o sei anni; le prime bottiglie prodotte nel vigneto di Madre arriveranno sul mercato tra dieci o undici anni.
Madre è stato concepito come uno spazio di osservazione continua. Il vigneto è suddiviso in quattro blocchi distinti, ognuno impostato su un sistema di allevamento diverso. Non si tratta di soluzioni nuove o sperimentali in senso assoluto, ma di forme già utilizzate con successo in altre zone del mondo, che abbiamo scelto di osservare qui, a Montalcino, accanto a un blocco impostato su un sistema tradizionale. L’idea è quella di poter leggere, nel corso degli anni, come sistemi diversi rispondono a condizioni climatiche che cambiano.
Tutte le strutture sono progettate per essere dinamiche: quando si pianifica la crescita di una pianta su un arco di trent’anni o più, è necessario pensare a strutture capaci di accompagnarne lo sviluppo naturale, senza diventare un limite.
Dietro a tutto questo c’è tanta genuina curiosità. La curiosità di capire cosa succede provando una strada invece di un’altra, di osservare come un modello già sviluppato altrove possa adattarsi alle condizioni specifiche di Poggio Antico. La vite, del resto, esiste da migliaia di anni: ha attraversato glaciazioni, alluvioni, cambiamenti climatici profondi; ha migrato, si è adattata, ha trovato nuovi equilibri. La sua forza sta nella capacità di resistere e trasformarsi, anche se i tempi di questa trasformazione non coincidono mai con i tempi richiesti dai ritmi moderni.
È un progetto con una visione non di lungo, ma di lunghissimo termine: è pensato per una vigna che dovrà durare almeno quarant’anni e, considerando anche la mia età, assume il significato di un’eredità destinata alle generazioni future. È una scelta che va oltre l’immediato, oltre il presente, oltre anche il tempo di chi oggi la sta costruendo.
In questo senso Madre è un investimento nel pensiero, prima ancora che nella vigna: è il tentativo di immaginare un modo migliore di essere contadini per il futuro di questa terra, con la consapevolezza che non tutti i risultati saranno visibili subito. Ed è anche, forse, per chi è più attento ai segni, una sorta di compimento del destino di questo vigneto dal nome affine: non è, in fondo, un gesto profondamente materno quello di dare alla luce il futuro, crescerlo come meglio si può ed essere consapevoli che non se ne vedrà l’intero percorso?
Scrivere di Madre mi emoziona molto. È un progetto a cui tengo profondamente, e spero che dalle parole emerga, anche solo in parte, l’entusiasmo e il peso delle scelte che ci hanno portato a metterlo a terra.
A chi ci ha seguito fin qui, dentro e fuori queste righe, va il mio grazie.
Colgo l’occasione per augurare a tutti buone feste, e un nuovo anno da vivere con attenzione e curiosità. Ci ritroveremo presto, con un altro vigneto da raccontare e un’altra stagione da attraversare.
A presto!
Pippo